Novità sul #SafeHarbor dalla 37 International Privacy Conference Amsterdam 2015

safeharbor_IPC2015Ieri mattina, alla chiusura dei lavori della 37 International Privacy Conference Amsterdam 2015, si è toccato – sia pure incidentalmente e in via strumentale rispetto ai temi che costituivano oggetto della conferenza – il “tasto” Safe Harbor.

Oltre il Safe Habor: lo scenario e le soluzioni operative

La ormai ben nota decisione della Corte di Giustizia del 6 ottobre 2015 ha cancellato l’automatismo su cui fino ad oggi si era basato il trasferimento di dati personali da uno Stato membro dell’Unione Europea agli Stati Uniti.
In un precedente post si è dato schematicamente conto della rilevanza dei relativi effetti e si sono ricordati gli strumenti residui che, offerti dall’impianto normativo comunitario e nazionale, restano comunque applicabili, evidenziando comunque come l’alternativa attualmente percorribile in via generale resti quella di interpellare preventivamente l’Autorità Garante nazionale competente al fine di ottenere, nei singoli casi, la valutazione di adeguatezza della protezione della vita privata e delle libertà fondamentali offerta dal Paese terzo di destinazione.
Esaminiamo tali ulteriori strumenti a disposizione dei soggetti che intendono effettuare trasferimenti di dati personali verso gli Stati Uniti, anche alla luce dei primi esiti delle consultazioni avviate tra le Autorità nazionali di protezione dati in seno all’Article 29 Data Protection Working Party (“Art. 29 WP). Continua a leggere